ARIETE. 21 marzo - 20 aprile
ZODIACO n. 1
Collana a cura di Giovanni Dettori
Anno: 1985
Pagine: 160
"Sento dentro di me una forza, un fuoco che non posso spegnere". Così Vincent Van Gogh - uno fra i personaggi dell'Ariete qui presentati da Barbault - in una lettera al fratello Thèo del 1887. Fuoco primigenio. Fuoco cardinale. E' la rivelazione del sole, dei fiori e dei colori del fuoco. E' lo Spirito del Fuoco a regnare nell'Ariete: fuoco, fiamma, desiderio, gioiello, rubino. E' l'immagine stessa - come nel Fauno di Mallarmè - della natura dionisiaca, della spontaneità, dell'abbandono alle proprie passioni come della gioia di vivere primaverile, calorosa, appassionata. L'ariete è l'essere delle immagini a tutto tondo, dei colori vivaci e contrastati, delle impressioni forti. Sole e Marte: il gusto del sangue, dell'azione, della lotta, dell'animalità, del selvaggio, del vizio, dell'osceno e dell'orrore... Benchè per lo più non esprima che una o due note di questa gamma incandescente, è questa la fisionomia di fondo che presentano, in questo libro, gli Arieti più tipici esaminati da Andrè Barbault: Baudelaire e Goya, Mallarmè e Honegger, George Sand e Teresa d'Avila, Van Gogh e Zola. "Astra inclinant, non necessitant". Ma ciò che caratterizza ancora meglio l'ariete, è una qualità ignea di immaginazione che appartiene tutta al suo elemento: il Fuoco originale, primigenio. Per parafrasare un'osservazione di Bachelard, anche per l'ariete sarebbe sufficiente una domanda, una parola: "Dimmi, quale è il tuo fantasma? E' lo gnomo, la salamandra, l'ondina o la silfide?". A colpo sicuro, lo spirito dell'ariete autentico obbedisce tutto intero alla seduzione dell'immagine preferita della Salamandra che, in pieno fuoco, si consuma nella propria fiamma.

