Puder M. - IMMANUEL KANT RIGORE ED ESPRESSIONE
Biblioteca di An.Archos n. 7
Anno: 1980
Pagine: 128
Nel panorama così spesso arido e desolato delle più recenti interpretazioni kantiane, tutte tese a levigare i tratti spigolosi di un pensiero che non vuol saperne degli stampi accademici in cui è stato imprigionato, il libro di Martin Puder è una splendida eccezione. Esso libera, finalmente, un'immagine non più scialba e convenzionale di Kant. Con sottile rigore, spesso felicemente provocatorio e tale da rammentare le "cattiverie" di Karl Kraus, Puder individua in alcune minime e però decisive frequenze linguistiche dell'opera kantiana le tracce di un'esperienza di pensiero la cui ricchezza sta proprio nella sua immanente aporeticità, fatta di equivocazioni, amfibolie, autocorrezioni. Quest'aporeticità che la filosofia professionale vuol togliere di mezzo ad ogni costo è, invece, per Puder il sismografo più sensibile per registrare le fratture prodotte sull'esperienza del pensiero umano dal più grande terremoto dell'epoca moderna: la Rivoluzione francese. Crepe e tensioni solcano e sbilanciano da ogni parte l'edificio della filosofia kantiana; in profondità essa è sorretta, però, da un misterioso equilibrio: è quello che le detta l'urgenza di un impulso pratico verso la libertà.

