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Ficino Marsilio - Sopra lo amore o ver Convito di Platone

Codice articolo 845
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Dettagli del prodotto
ISBN: 179955516
Editore: Celuc Libri

Anno: 1994

Pagine: 156

Il Commentario di Marsilio Ficino sul Convivio di Platone è certamente l’opera più significativa dedicata all’amore che sia stata scritta dopo Platone. Ficino la compose nel 1469 (Commentarium Marsilii Ficini Florentini in Convivium Platonis), rielaborandola poi nel 1475; egli stesso ne curò, prima del 1474, una traduzione italiana pubblicata, postuma, da Cosimo Bartoli a Firenze nel 1544.
Non si può ignorare l’influenza che lo scritto ficiniano ha esercitato, non solo dal punto di vista filosofico ma anche letterario, e culturale in genere. Quello che egli ci dice sull’amore non è né una fenomenologia, né una psicologia dell’eros, ma una metafisica e una teologia dell’eros. In tal senso Ficino non può essere considerato un semplice chiosatore di Platone: tra il testo del Convito platonico e la lettura ficiniana del medesimo c’è un notevole spazio. L’Eros platonico nel Ficino è fecondato dalla tradizione neoplatonica da un lato, e dal cristianesimo dall’altro. Difficile a dirsi quale delle due componenti prevalga, se quella neoplatonica o quella cristiana: questo, comunque, è un problema che investe tutta quanta la filosofia ficiniana e anzi gran parte della filosofia dell’Umanesimo e del Rinascimento.
Richiamiamo una delle idee centrali del commentario, che meglio illumina il punto di vista ficiniano. Amare vuol dire reintegrare la empirica realizzazione dell’uomo con la sua intelligibile Idea: vuol dire, dunque, trascendere l’empirico nell’ideale e nell’eterno. «Io voglio che voi sappiate — scrive Ficino — che il vero uomo, e la Idea dell’uomo è tutto uno. E però nessuno di noi in terra è vero uomo, mentre che da Dio siamo separati: perché siamo disgiunti da la nostra Idea: la quale è nostra forma. A quella ci riducerà il divino amore con vita pia. Certamente noi siamo qui divisi e tronchi: ma allora congiunti per amore a la nostra idea ritorneremo interi: in modo che apparirà, che noi abbiamo prima amato Dio nelle cose, per amare poi le cose in lui: e noi onoriamo le cose in Dio, per ricomperare noi soprattutto: e amando Dio abbiamo amato noi medesimi» (Oraz. VI, cap. XIX).

Non sarebbe difficile dimostrare come molti moderni interpreti dell’erotica platonica dipendono sostanzialmente da Ficino.

Ma l’importanza dello scritto che presentiamo va ben oltre la cerchia dei filosofi, investendo tutta l’area della cultura umanistica, italiana e straniera. Nella filosofia ficiniana dell’amore sboccano fermenti e idee della poesia del dolce stil novo e da essa si dipartono tutte le discussioni d’amore del XV e del XVI secolo (Pico della Mirandola, Bembo, Castiglione e Leone Ebreo sono suoi discepoli). E notevoli sono anche gli influssi di Ficino sulla cultura d’oltralpe (il Commento ficiniano fu tradotto più volte in Francia nel corso del Cinquecento).

La Celuc ripropone il commentario ficiniano al Convivio, parallelamente alla più completa monografia moderna sull’amor platonico, che, come è noto, è quella di Léon Robin. Il lettore ha così a disposizione la classica rilettura umanistica dell’amor platonico e la più puntuale ricostruzione antica della moderna storiografia dell’erotica platonica.

La presente edizione del commento ficiniano al Convivio platonico riproduce l’edizione curata nel 1914 da Giuseppe Rensi (per l’editore Carabba), il quale si era avvalso dell’edizione del 1544, peraltro ritoccandola e in parte modernizzandola. Laddove, tuttavia, tale intervento comportasse discordanze di una qualche entità dall’originale ficiniano, si è fatto riferimento al testo dell’edizione cinquecentina.

G. O.

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