Smith G. M. - JOE HILL. La vita (leggendaria) e le canzoni (rivoluzionarie) del "primo eroe popolare del ventesimo secolo". Introduzione di J. Kornbluh
Filo Rosso n. 10
Anno: 1978
Pagine: 334
"Non piangere per il pane" potrebbe essere, tra tante altre, una delle indicazioni del più grande poeta popolare del sindacalismo rivoluzionario americano. "Prendetevelo, il pane, lottando". Oppure (altro segnale): "Lottare cantando", che indica già il senso di un intervento ben preciso. Con il verso, la battuta, la parodia, l'inno, la parabola cantata e la storia idem, Joe Hill (quello stupendo stimolatore sociale cui Dos Passos dedicò un capitolo del romanzo Millenovecentodiciannove) impiegò i suoi trentatré anni ad "attizzare le fiamme del malcontento". Nato in Svezia nel 1882, sbarcato a vent'anni dopo a New York, militante dell'Industrial Workers of the World dal 1910, membro dell'esercito ribelle durante la rivoluzione messicana (1911), lavoratore stagionale o rivoluzionario senza lavoro Joe Hill, processato per l'assassinio di un droghiere ex poliziotto, nel 1914, fu condannato verso la fine dell'anno succesivo. In assenza di prove sufficienti, ne a favore ne contro, Joe Hill si trovò in pratica a scegliere di morire, compreso il modo di farlo; guardando in faccia il plotone d'esecuzione. "Muoio come un vero ribelle" scrisse a un compagno. "Non perdete tempo a piangere. Organizzatevi". Anche per questo (per la sua morte, oltre che per la sua vita gestita in pieno) Joe Hill è diventato un mito, una leggenda, la leggenda di un cantore del movimento operaio che continua ad indicare più di un metodo e uno strumento per conquistarsi la felicità, ma preferibilmente non dopo morti.

