Oberti Elisa - Contributi allanalisi estetica. Saggi e ricerche
Codice articolo 966
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Dettagli del prodotto
ISBN:
179955638
Editore:
Celuc Libri
Scienze Umane n. 34
Anno: 1974
Pagine: 382
Il libro di Elisa Oberti si presenta come un viaggio intellettuale che cerca di dare una risposta scientifica e filosofica a una domanda apparentemente semplice: che cos'è, nel concreto, un'opera d'arte?
Per rispondere, l'autrice raccoglie una serie di saggi scritti nell'arco di quasi un decennio, organizzandoli in un percorso che va dalla teoria pura all'analisi pratica di linguaggi moderni come il cinema.
L'autrice apre il libro con una critica ai modi comuni di vivere l'arte. Ci dice che spesso siamo o troppo "emotivi" (l'entusiasmo che ci toglie lucidità) o troppo "freddi" (il distacco di chi guarda l'arte con sospetto). La Oberti propone invece una via di mezzo: un approccio fenomenologico. Questo significa guardare l'opera d'arte per quello che è, senza pregiudizi, studiando come essa si presenta ai nostri sensi e alla nostra mente.
Uno dei punti forti del testo è la distinzione tra il piacevole (un giudizio soggettivo e banale) e il bello metafisico. Per la Oberti, un'opera è "bella" non perché ci diverte, ma perché è una "presenza evidenziata": è un oggetto che riesce a mostrare la verità di ciò che rappresenta in modo così potente da diventare indimenticabile. È una realtà che "sta lì" davanti a noi con una forza superiore agli oggetti comuni.
Nella parte centrale, il libro diventa un confronto con i grandi pensatori. L'autrice dialoga con la filosofia di Heidegger, il pessimismo di Schopenhauer e le teorie moderne di Adorno. Si occupa molto di musica, analizzandola come un linguaggio che unisce la precisione tecnica alla profondità spirituale. Studia anche il Medioevo per dimostrare che la ricerca del significato dell'arte ha radici antichissime ma è ancora attuale.
L'ultima parte è dedicata al fatto filmico. La Oberti è stata una pioniera nell'applicare l'estetica filosofica al cinema. Non lo considera un semplice spettacolo, ma una forma d'arte complessa dove il montaggio, il colore, la fotografia e l'attore collaborano per creare una nuova forma di "presenza". Analizzando registi come Dreyer, mostra come il cinema sia capace di toccare le vette della spiritualità e della poesia attraverso la tecnica moderna.
In sintesi, il libro ci insegna che l'arte non è un'idea astratta, ma un fatto concreto. Che si tratti di un affresco di Giotto, di una sinfonia o di un film in bianco e nero, l'opera d'arte è un "segno" che ci permette di incontrare la realtà in modo più profondo e lucido. Il compito dell'estetica, per la Oberti, è proprio quello di educarci a vedere questa "presenza" e a comprenderne il valore.
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