Oberti Elisa - Estetica. Teorie delloggetto artistico come presenza evidenziata
Scienze Umane n. 35
Anno: 1974
Pagine: 372
Il punto di partenza di Elisa Oberti è una sfida alla percezione comune: l'arte non è un semplice oggetto tra gli altri, ma un mondo ricco di suggestioni che troppo spesso approcciamo in modo distorto. L'autrice apre la sua riflessione denunciando il fallimento di due atteggiamenti tipici dell'osservatore moderno: da un lato l' esaltazione entusiastica, che nella sua "incantata sommissione" perde ogni capacità di giudizio critico; dall'altro il distacco pregiudiziale, che per eccesso di riflessione finisce per guardare all'opera con un sospetto che ne aduggia la comprensione.
Il cuore della proposta di Oberti risiede nella necessità di superare queste parzialità per giungere a una definizione fenomenologica del fatto artistico. L'arte deve essere indagata non per ciò che "rappresenta" astrattamente, ma per come si impone alla coscienza come "presenza evidenziata".
In questo percorso, l'autrice opera una fondamentale distinzione linguistica e filosofica sul concetto di Bello. Ella invita a non confondere il "bello artistico" con il semplice "piacevole" del senso comune. Se ci fermassimo al piacevole, l'estetica sarebbe solo una questione di gusti soggettivi. Al contrario, Oberti recupera la dimensione del bello metafisico(il pulchrum ): l'opera è bella quando realizza pienamente la sua essenza, quando la sua forma e la sua materia convergono in una sintesi armonica che "evidenzia" l'essere. In quest'ottica, anche ciò che è orrido o monotono in natura può diventare "bello" nell'arte, se la sua presenza è realizzata con pienezza e rigore.
Infine, l'introduzione chiarisce il metodo: l'estetica non può essere una fredda deduzione da sistemi filosofici predefiniti (come accadeva nell'idealismo), ma deve nascere dal rapporto concreto con l'oggetto. Come dimostrano gli affreschi di Giotto ad Assisi, il significato — sia esso religioso o poetico — non è qualcosa che si aggiunge all'opera dall'esterno, ma è intrinseco alle "forme colorate" e ai segni espressivi.
Indagare l'oggetto artistico significa, dunque, riconoscere la sua capacità di farsi "segno" e "presenza", unificando in un solo istante la percezione sensibile e il significato universale.

